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Le giacche di pelle nell’Ottocento e nel Novecento

Una figura elegante in giacca di pelle nera su sfondo cupo

I due secoli che separano la Rivoluzione Industriale dall’era spaziale trasformarono la giacca di pelle, semplice protezione, in uno dei simboli più potenti dell’abbigliamento moderno. Questa è la storia di come accadde: le macchine che accelerarono la concia, le culture che intrecciarono la pelle all’identità, e i film e gli stilisti che resero la giacca un’icona. Ecco la storia della giacca di pelle nell’Ottocento e nel Novecento.

In duecento anni la giacca di pelle passò dal banco da lavoro allo schermo, senza mai perdere la sua presa su di noi.

L’Ottocento: la pelle incontra la macchina

La Rivoluzione Industriale cambiò la pelle quanto tutto il resto. La svolta venne dal chimico americano Augustus Schultz, che inventò una concia più rapida con i sali di cromo. Dove i vecchi metodi richiedevano settimane o mesi per trasformare una pelle in cuoio utilizzabile, il nuovo processo bastavano poche ore. La concia al cromo rese la pelle più rapida ed economica da produrre, e resta il metodo dominante ancora oggi.

Le macchine fecero il resto. In America come in Europa, gli ingegneri costruirono macchine per spingere sempre più in alto la produttività. Già nel 1809 era stata brevettata una spaccatrice in grado di dividere una pelle allo spessore voluto, con un’uniformità che il lavoro a mano non poteva eguagliare.

L’effetto sulla vita quotidiana fu enorme. Una concia più rapida ed economica mise via via alla portata della gente comune articoli di pelle un tempo riservati al lusso. Stivali, cinture, borse e infine giacche poterono essere prodotti in maggior numero e con qualità più uniforme che mai. La giacca di pelle come la conosciamo, prodotta in quantità e indossata da milioni, non sarebbe potuta esistere senza questi balzi ottocenteschi.

La pelle e l’identità nell’America nativa

Mentre le fabbriche europee correvano, la pelle aveva un significato del tutto diverso dall’altra parte dell’Atlantico. Per molti popoli nativi era intrecciata a identità, cerimonia e artigianato.

Durante le Guerre Indiane, guerrieri apache servirono l’esercito statunitense come esploratori dal 1871 al 1923. Non avendo mai ricevuto uniformi, crearono le proprie. Una camicia di fine Ottocento lo mostra: in pelle di daino e tinta nel pigmento sacro dell’ocra gialla, era ornata da file di bottoni, frange e minuziosi ricami di perline.

La pelle segnava anche i momenti più importanti della vita. Quando una giovane mescalero apache raggiunge la pubertà, la comunità celebra un rito di passaggio di quattro giorni che onora la creazione e le donne. Un poncho e una gonna dei primi del Novecento, in morbido scamosciato con pesanti frange e ricami di perline, erano indossati proprio per questo. Lì la pelle non era mai semplice abbigliamento: era memoria, fede e appartenenza.

Il corsetto: la pelle come struttura

La pelle non era solo capospalla. Modellava anche il corpo. Il corsetto, dapprima detto stays, nacque dal corpetto irrigidito degli abiti femminili del Quattrocento, e la silhouette a clessidra che conosciamo risale agli anni Venti dell’Ottocento.

I corsetti si facevano di materiali diversi, e la pelle era apprezzata per il sostegno saldo che dava. Un notevole esempio inglese del 1883, un corsetto di cotone rosso, era rinforzato con pelle gialla e stecche di balena per tenere la forma. Lo stesso istinto strutturale vive in un capo moderno come la nostra giacca bomber nera in stile motociclista, le cui linee decise scolpiscono la figura.

Il Novecento: dalla funzione alla moda

Il nuovo secolo si aprì con la pelle nel suo ruolo di protettrice. Con l’arrivo dell’automobile aperta nei primi del Novecento, i ricchi automobilisti indossavano lunghi cappotti da guida in pelle per ripararsi da intemperie e polvere. Molti portavano anche trench in pelle ispirati al cappotto dell’ufficiale britannico, e pelle e camoscio entrarono nell’abbigliamento sportivo maschile, fino a un’elegante giacca da golf già nel 1928.

La vera svolta venne negli anni Trenta, quando la pelle uscì dal puramente funzionale per entrare nel puramente estetico. Pelle e camoscio divennero i favoriti degli stilisti, e comparvero look dalla testa ai piedi. L’attrice e regista britannica Ida Lupino, per esempio, fu vista con cappello, camicia e gonna in camoscio, proprio il tipo di completo che si diffuse in quel decennio. La pelle era ora qualcosa da mostrare, non solo da sopportare.

Questo passaggio dalla funzione alla moda non rinnegava la robustezza della pelle: la celebrava. Gli stilisti capirono che ciò che proteggeva un automobilista o un soldato, il peso, la lucentezza, il modo in cui il materiale modella il corpo, la rendeva anche bella.

La cerniera e la nascita della Perfecto

Un piccolo pezzo di minuteria cambiò tutto. A metà anni Venti, Schott Bros fu il primo produttore a mettere una cerniera su una giacca, un gesto che rivoluzionò l’abbigliamento da esterno.

Motociclisti in pelle accanto a una moto classica

Da quell’innovazione nacque una leggenda. Nel 1928 la stessa azienda lanciò la giacca da motociclista Perfecto, battezzata con il sigaro preferito del fondatore Irving Schott. La sua forma più celebre, la One Star, deve il nome all’unica stella su ciascuna spalla. All’inizio era solo abbigliamento da lavoro per motociclisti, ma stava per diventare molto di più.

La giacca da motociclista diventa icona ribelle

La Perfecto prese davvero fuoco solo a fine anni Quaranta, quando la giacca da motociclista nera divenne simbolo di ribellione e libertà. Tagliata in origine in resistente pelle di cavallo, fu lanciata nell’immaginario da Il selvaggio nel 1953, con Marlon Brando, e da allora è una ribelle della moda.

Lo schermo tenne viva la leggenda. La giacca apparve su James Dean in Gioventù bruciata nel 1955 e attraversò il paese in Easy Rider nel 1969. Quando Dean morì in un incidente nel 1955, con indosso una Perfecto, lo stile si caricò di tale pericolo che molte scuole la vietarono per anni. Coi decenni la giacca da motociclista nera si legò all’hard rock di fine anni Sessanta, al punk e agli Hell’s Angels, che la adottarono come divisa non ufficiale. Un capo come la nostra giacca da aviatore con stampa alligatore eredita parte di quell’energia.

Ciò che colpisce è quanti significati contraddittori abbia assorbito un solo modello: la minaccia del fuorilegge e la freschezza adolescenziale, la strada aperta e il calore di un concerto. Ogni sottocultura che lo adottò aggiunse uno strato senza cancellare il precedente.

Ali e calore: la giacca da aviatore

Accanto alla giacca da motociclista, una seconda icona del Novecento spiccò il volo. La giacca da volo o da aviatore degli anni Quaranta si ispirava alla Perfecto ed era prodotta per l’US Air Corps. Era equipaggiamento serio: i piloti da caccia degli anni Quaranta erano pienamente protetti dagli elementi dalle loro giacche e pantaloni in pelle, in alto in abitacoli gelidi e aperti.

Il suo fascino raggiunse i vertici militari. Persino comandanti irriducibili, tra cui il generale Patton, indossarono giacche da aviatore nella Seconda guerra mondiale. La silhouette è ancora riconoscibile a colpo d’occhio e conferisce a chi la indossa un’immagine distintiva e un po’ eroica.

Una rivoluzione di colore

Gli anni Quaranta e Cinquanta portarono un ultimo grande cambiamento, tutto in colore. Fino ai primi anni Quaranta, la pelle maschile e femminile era dominata da cuoio, nero, ruggine e marrone. Poi i progressi della concia resero possibili colori vivaci, tra cui rosso, verde e giallo, e gli stilisti ne approfittarono per capi multicolori.

Una modella con una vivace giacca di pelle rossa

Gli esperimenti proseguirono tra fine anni Cinquanta e inizio Sessanta. Bonnie Cashin fu la prima stilista americana a lavorare ampiamente pelle e camoscio, e il suo uso intrepido di rosa acceso, rosso e senape trasformò davvero l’industria. Quello spirito di colore risuona in un capo come la nostra giacca corta in pelle rossa da donna.

Conclusione

Nell’Ottocento e nel Novecento la giacca di pelle fu rifatta più volte: industrializzata dalla chimica, consacrata nella cerimonia nativa, strutturata nel corsetto, raffinata in abbigliamento da guida e da aviatore, e infine incoronata simbolo supremo di ribellione e stile. Ogni giacca di pelle indossata oggi porta un po’ di questa lunga storia sulle spalle.

Domande frequenti

Chi inventò la concia al cromo?

La concia al cromo fu inventata dal chimico americano Augustus Schultz nell’Ottocento. Con i sali di cromo ridusse i tempi di concia da settimane a poche ore, trasformando la produzione della pelle.

Cos’è una giacca Perfecto?

La Perfecto è la giacca da motociclista nera originale, lanciata dall’azienda americana Schott Bros nel 1928 e battezzata con il sigaro preferito del fondatore Irving Schott. La celebre versione One Star ha una stella su ogni spalla.

Perché alcune scuole vietarono la giacca di pelle?

Dopo la morte dell’attore James Dean in un incidente d’auto nel 1955, mentre indossava una Perfecto, la giacca divenne così legata alla ribellione che molte scuole la vietarono per anni.

Chi era Bonnie Cashin?

Bonnie Cashin fu la prima stilista americana a lavorare ampiamente pelle e camoscio. Il suo uso audace di colori come rosa acceso, rosso e senape, a fine anni Cinquanta, trasformò l’industria della pelle.

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