
Se gli anni 80 insegnarono alla pelle a gridare, gli anni 90 le insegnarono a sussurrare. Fu il decennio in cui il materiale divenne tranquillo e sicuro di sé, quando gli stilisti smisero di accumulare volume e iniziarono a inseguire il taglio, la rifinitura e la mano. La storia delle giacche di pelle degli anni 90 è in realtà la storia di un mestiere che matura, aiutato da concerie diventate partner creativi e non semplici fornitori. Ecco come la pelle trovò la sua eleganza nel corso del decennio.
Negli anni novanta la pelle smise di voler essere rumorosa e imparò a sembrare discretamente costosa.
Stilisti e concerie uniscono le forze, 1990 al 1993
Il decennio si apre con una rivoluzione silenziosa dietro le quinte. Gli stilisti europei iniziano a lavorare uno a uno con le concerie, e le pelli inedite guadagnano popolarità mentre gli stabilimenti in Italia e in Francia gareggiano per offrire look che nessun altro propone. Le concerie italiane, in stretta collaborazione con Versace e Armani, sperimentano nuovi colori, stampe e trattamenti, mentre quelle francesi lavorano con gli stilisti francesi per produrre alcune delle pelli più sottili e delicate mai realizzate.
Quella collaborazione cambiò ciò che la pelle poteva fare. Le grandi case continuarono a inserirla nelle loro collezioni, persino a livello di alta moda. Gucci, a lungo noto per gli accessori, si lanciò nell’abbigliamento in pelle. Thierry Mugler creò alcuni dei capi in pelle più audaci e provocatori del momento, spesso di ispirazione dominatrice, mentre Jil Sander prese la strada opposta con un approccio calmo e classico. Con l’avanzare del decennio, anche nomi affermati come Christian Lacroix abbracciarono la pelle. Lacroix non l’aveva mai usata, eppure la sua giacca splendidamente confezionata del 1992 non lo tradiva affatto, e vi aggiunse perfino una lussuosa rifinitura in pelle di serpente. Talenti più nuovi come Azzedine Alaïa e gli stilisti americani Isaac Mizrahi e Byron Lars portarono un tocco di estro ai loro disegni in pelle.
Un capo come la elegante giacca da donna in pelle di agnello nera porta quello spirito dei primi anni novanta, la linea pulita e discretamente lussuosa che Jil Sander fece amare al decennio.
Sexy o classica, la metà del decennio, 1994 al 1997
A metà degli anni novanta la pelle si era assestata in una netta divisione, sexy o classica, e i migliori stilisti giocavano su entrambi i fronti. Claude Montana continuava a usarla per tagliare la silhouette alla moda del momento, mentre Gianfranco Ferré, celebre per le sue nitide bluse architettoniche, disegnava stili classici e si avventurò nella pelle nel 1994 con dei pantaloni gaucho in camoscio color crema, a vita alta e splendidamente tagliati. Gianni Versace, dal canto suo, usava la pelle per rafforzare la sua fama tra gli abiti più sexy della passerella, e Fendi teneva un posto di rilievo stagione dopo stagione.
L’atmosfera poteva anche farsi cupa e sobria. Alcuni stilisti, tra cui Fendi, Ann Demeulemeester e Gucci, sfruttavano l’elasticità naturale della pelle per costruire una vestibilità perfetta su una silhouette sempre più minimale, mentre Thierry Mugler continuava a flirtare con il tema della ragazza cattiva. Nel 1997 la stilista belga Ann Demeulemeester creò vera magia gotica con un elegante abito di pelle nero, lungo fino a terra, che mostrò quanto serio e scultoreo fosse diventato il materiale.
Un eco moderno di quel sex appeal è la giacca da donna in pelle nera slim fit asimmetrica, tutta linee nette e sicurezza, esattamente il tipo di capo che la passerella degli anni novanta amava.

Montone e lusso discreto, 1998 al 1999
Il decennio si chiuse con calore e morbidezza. La pelle, il camoscio e il montone avevano un posto in quasi ogni collezione degli stilisti europei alla fine degli anni 1990. Ungaro presentò una ricca giacca in montone grigio e Céline uno squisito cappotto in pelle di agnello color cuoio, quel tipo di capi che sembravano costosi senza sforzo. Marni offriva un forte contrasto con un sobrio cappotto di pelle marrone a collo a imbuto, prova che il minimalismo e il lusso potevano condividere lo stesso appendiabiti.
Il montone, in particolare, divenne il volto comodo della fine del decennio, un materiale in cui affondare restando comunque raffinati. Un cappotto come il cappotto doppiopetto in pelle con finiture in shearling nero porta quell’equilibrio della fine degli anni novanta tra calore e eleganza, dritto in un inverno moderno.

Cosa hanno lasciato gli anni 90
Gli anni novanta diedero alla pelle il suo senso della misura. Il decennio dimostrò che una giacca non aveva bisogno di borchie o di volume per sembrare potente, ma solo di un taglio pulito e di una bella pelle. Legò anche per sempre stilisti e concerie, così il materiale continuò a migliorare anno dopo anno. Il taglio slim, il montone morbido e i cappotti discretamente lussuosi risalgono tutti a questi dieci anni, quando la pelle smise di gridare e imparò a parlare piano.
Conclusione
Dal sex appeal di Versace alle linee calme di Jil Sander fino al montone grigio di Ungaro, gli anni 90 trasformarono la giacca di pelle in qualcosa di sottile e maturo. Gli stilisti si appoggiarono a pelli migliori e a tagli più netti, e il risultato modella ancora il modo in cui indossiamo la pelle oggi. Ogni capo in pelle pulito e ben tagliato di un guardaroba moderno ha un debito discreto verso gli anni novanta.
Domande frequenti
Cosa cambiò per la pelle negli anni 90?
Gli stilisti europei iniziarono a lavorare uno a uno con le concerie, e il materiale stesso migliorò. Le concerie italiane svilupparono nuovi colori, stampe e trattamenti con case come Versace e Armani, mentre quelle francesi produssero alcune delle pelli più sottili e delicate mai realizzate.
Quali stilisti definirono la pelle degli anni 90?
Molti. Versace spinse la pelle verso il sex appeal, Jil Sander e Céline scelsero una via pulita e classica, Thierry Mugler esplorò un tema più audace, e Gucci passò dagli accessori all’abbigliamento in pelle. Christian Lacroix, Gianfranco Ferré, Fendi, Ann Demeulemeester, Ungaro e Marni la inserirono tutti nelle loro collezioni.
Perché il montone contò alla fine degli anni 90?
Nel 1998 e 1999 la pelle, il camoscio e il montone avevano un posto in quasi ogni collezione europea. Ungaro presentò una ricca giacca in montone grigio e Céline uno squisito cappotto in pelle di agnello color cuoio, mentre Marni offriva come contrasto un sobrio cappotto marrone a collo a imbuto. Il montone divenne il volto caldo e lussuoso della fine del decennio.
Com’è il look in pelle degli anni 90 oggi?
È più pulito e raffinato di quello dei decenni precedenti. Pensa a giacche slim e lisce, cappotti classici in pelle di agnello e montone morbido, capi costruiti sul taglio e sulla qualità più che sulla minuteria. È il momento in cui la pelle imparò a sembrare discretamente costosa.
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